ELEZIONI REGIONALI IN LIGURIA: UNA PRIMA ANALISI
Si svolgono, domenica ventisette e lunedì ventotto ottobre, le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Liguria e la scelta del nuovo Presidente della Giunta che dovrà operare le importanti scelte che attendono il territorio nel prossimo quinquennio; gli iscritti nelle liste elettorali ammontano ad 1.341.693, mentre a recarsi alle urne sono 616.748, ossia il 45,97% degli aventi diritto: in qualunque Paese civile sarebbero consultazioni non valide, da ripetere.
Ad aggiudicarsi la contesa (col 48,77% dei suffragi), per la terza volta consecutiva, è la destra radicale e fascista – composta da Alternativa Popolare, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Liguria, Unione di Centro e due liste civiche – che riesce a piazzare Marco Bucci, il sindaco di Genova, sullo scranno più alto dell’assemblea: almeno temporaneamente, visto che lo stesso sostiene di avere un tumore allo stato metastatico e pertanto candidato a passare oltre presto.
La spartizione interna dei diciassette cadreghini a loro destinati è la seguente: Fratelli d’Italia 5, Lega Liguria 3, Forza Italia 3; le due liste civiche se ne accaparrano 3 ciascuna, mentre i democristiani dell’Udc e i seguaci del sindaco di Terni – quel facinoroso di Stefano Bandecchi che non esita a menare le mani contro chi lo contesta, oltre ad essersi da sempre dichiarato ammiratore del Puzzone, di cui sostiene di saper fare “meglio” – restano al palo.
Dietro di costoro si è piazzata (col 47,66%), distaccata di 8.424 preferenze, la destra moderata – che teneva insieme Alleanza Verdi Sinistra (qui composta da Europa Verde, Lista Sansa, Possibile e Sinistra Italiana), Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Patto Civico e Riformista (Azione, Partito Repubblicano Europeo, Partito Repubblicano Italiano, Popolari Riformisti Riformatori e due liste civiche) e due liste civiche autonome – che presentava il parlamentare piddino Andrea Orlando.
Per quanto concerne gli scranni destinati a questa coalizione, ecco la suddivisione: Partito Democratico 8, Alleanza Verdi Sinistra 2, Movimento 5 Stelle 1; una delle due liste civiche ottiene un seggio, mentre restano a bocca asciutta l’altra lista civica ed il Patto Civico e Riformista che conferma ancora una volta la assoluta inutilità di Azione, i cui rappresentanti farebbero davvero meglio ad andare a dedicarsi ad altre attività a loro più congeniali (e meno invise agli italiani).
Nessuno degli altri sette schieramenti raggiunge l’uno per cento, fallendo così la missione di veder nominare qualcuno dei propri adepti in Consiglio Regionale: ad andarci meno lontani sono Uniti per la Costituzione, che si ferma allo 0,88%, raccogliendo 4.922 preferenze, e Per l’Alternativa (il triciclo che teneva assieme Partito Comunista Italiano, Potere al Popolo e Rifondazione) che chiude allo 0,87%, corrispondente a 4.920 voti.
Senza dubbio un disastro, l’ennesimo consecutivo – con la sola eccezione della lista L’Altra Europa per Tsipras che riuscì ad avere ben tre eletti – dal 2008 in avanti, per la “sinistra” riformista che si avvia alla definitiva estinzione per consunzione: consola il fatto che, visti i deludentissimi risultati raccolti dai così detti “centristi” (Azione zero tituli, Italia Viva non pervenuta), ora il Partito Democratico ed i suoi cespugli saranno costretti a rivedere le proprie convinzioni.
Bosio (Al), 30 ottobre 2024
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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